Ad libitum dieting per perdere grasso (parte 2): l’impostazione del pattern dietetico

Nel precedente capitolo si è approfondito il tema della ripartizione dei macronutrienti per fare in modo che l’alimentazione ad libitum possa portare ad instaurare spontaneamente la restrizione calorica. Pur essendo le “ad lib diet” spesso basate primariamente su quest’ultimo aspetto, esse possono fare affidamento anche su ulteriori strategie legate al pattern di alimentazione e non solo o per forza sul rapporto dei macronutrienti assunti.

Per pattern alimentare in questo caso si intende l’organizzazione dei pasti o la distribuzione calorica nell’arco della giornata o della settimana, indipendentemente dal rapporto dei macronutrienti nella dieta. Il pattern alimentare include quindi concetti come la frequenza dei pasti (meal frequency), la distribuzione dell’apporto calorico nell’arco della giornata (meal timing), e la distribuzione dei macronutrienti in determinate fasi della giornata (nutrient timing). Sarà scopo di questa seconda parte approfondirne i metodi.

Se vuoi leggere l'intero articolo abbonati adesso!

2 comments on “Ad libitum dieting per perdere grasso (parte 2): l’impostazione del pattern dietetico

Jack

Articolo molto “denso” come al solito, complimenti 😀
Ma un regime tra di questi consigliati, quindi a deficit calorico (anche se non calcolato), non porta nel tempo ad abituare il corpo al nuovo introito?

Lorenzo Pansini Autore dell'articolo

L’ab libitum dieting andrebbe possibilmente intesa come una modalità di alimentazione da usare consapevolmente, possibilmente in certi periodi come la perdita di peso. Certamente avere la padronanza di questi metodi permette di sapere come e quando usarli, in alcuni casi si potrebbe intendere anche come stile alimentare abituale. L’ad libitum dieting certamente è ideale per molte persone comuni che non hanno voglia di perdersi dietro a calcoli e conteggi, e che vogliono metodi semplici per riuscire a seguire un’alimentazione ipocalorica senza sforzi. Quindi è un’ottima scelta per chi non ha basi di alimentazione, semplicemente perché non richiede controllo o conoscenze particolari, ma solo regole semplici che possono essere seguite da tutti.

Il problema è che, come immagino intendevi, la restrizione calorica cronica riduce l’attività metabolica basale e totale. Vuol dire che il dispendio energetico totale (TDEE, detto anche metabolismo totale) si abbassa, ma ci sono ripercussioni negative di altro genere come la soppressione di alcuni ormoni come quelli sessuali. Questo però dipende da che tipo di ad lib dieting si sceglie, perché ci sono metodi che possono più o meno provocare questi effetti, che sono abbastanza dipendenti dalla quantità di carboidrati nella dieta.

Inoltre dipende entro quanto tempo si porta avanti uno stile del genere, se per qualche settimana o per 6 mesi, oppure per qualche giorno della settimana. E ancora, alcuni tipi di ad lib dieting non causano la soppressione del metabolismo basale (REE) al contrario di altri. Quindi è un po’ una generalizzazione.

Il messaggio di fondo è che l’ad libitum dieting va inteso come uno strumento dietetico da usare quando necessario, e che ne vengano capiti i principi fondamentali per creare una maggiore consapevolezza alimentare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

venti − 4 =