I miti del cortisolo (parte 3): impatto dei fattori dietetici
 

Nella seconda parte della serie sui miti del cortisolo si sono approfonditi alcuni dei principali miti sulle funzioni di base del cortisolo in relazione all’alimentazione.

Si è potuto osservare che:

  • il digiuno a breve termine (fasting) non aumenta i livelli di cortisolo;
  • saltare la colazione non favorisce la perdita di massa muscolare a causa della mancata soppressione del cortisolo nel suo picco circadiano;
  • in molti contesti fisiologici in cui i livelli di cortisolo aumentano, aumenta in concomitanza la sensibilità insulinica;
  • i pasti più frequenti non “tengono a bada” i livelli di cortisolo durante la giornata;
  • assumere del cibo spesso può aumentare i livelli di cortisolo;

In questa terza parte si prosegue l’approfondimento analizzando le interazioni tra cortisolo ed effetto acuto e cronico dei macronutrienti, effetto della restrizione calorica ed effetto dei refeed glucidici. Esistono infatti molte credenze, discusse anche nella letteratura scientifica o nei libri di testo, che non sono realmente confermate analizzando le ricerche pubblicate.

Antagonismo tra cortisolo e insulina: la cortisol:insulin ratio (C/I ratio)

Essendo un ormone catabolico, controregolatorio e iperglicemizzante, il cortisolo è classificato come antagonista dell’insulina (ormone controinsulare) (1). L’insulina ha infatti delle funzioni diametralmente opposte, sopprimendo i processi catabolici (proteolisi, lipolisi, glicogenolisi) e favorendo i processi anabolici (proteosintesi, lipogenesi, glicogenosintesi) (2). 

Inoltre, il cortisolo induce insulino-resistenza, mentre l’insulina favorisce la captazione del glucosio da parte dei tessuti/organi insulino-sensibili (soprattutto muscolo, fegato e tessuto adiposo). Proprio a causa di questo antagonismo, in passato è stata proposta la cortisol:insulin ratio (C/I ratio) come indicatore dello stato anabolico del muscolo scheletrico, e tutt’oggi alcuni scienziati lo ritengono un parametro affidabile (3). 

Il C/I ratio porterebbe a concludere che mantenere l’insulinemia elevata e/o limitare più possibile l’aumento dei livelli di cortisolo si traduca in una migliore capacità di accrescere o mantenere la massa muscolare, ma nell’articolo si capirà che queste speculazioni possono spesso rivelarsi lontane dalla realtà. 

Impatto acuto dei macronutrienti sul cortisolo

Considerando l’antagonismo tra cortisolo e insulina, si presume che un pasto stimolante l’insulina (carboidrati, proteine e pasti misti) sopprima il cortisolo; questo anche a causa della stimolazione dei processi anabolici e quindi l’inibizione dei processi catabolici. A maggior ragione lo si deduce perché l’ormone ha un ruolo catabolico centrale nelle fasi avanzate del digiuno, un periodo di tempo in cui non si ingerisce cibo da molte ore e i livelli di insulina risultano minimi (4). In realtà il cibo ha la capacità di stimolare il cortisolo, e questo può dipendere dal tipo di macronutriente, e quindi dalla composizione del pasto stesso. 

Carboidrati: Diversi esperimenti osservano che un pasto a base di carboidrati sia capace di stimolare il cortisolo più che un pasto proteico o lipidico, sia su soggetti sani normopeso (5) che su obesi (6), nonostante i carboidrati normalmente stimolino l’insulina più delle proteine (7). Nell’uomo sano l’ingestione di glucosio puro (75 g) (8) e anche un pasto misto contenente carboidrati (9) hanno dimostrato di amplificare la risposta del cortisolo. Ma non tutti gli studi dimostrano un effetto stimolatorio addirittura con grossi carichi di carboidrati liquidi e ad alto indice glicemico (fino a oltre 1.5 g/kg) sul cortisolo (10,11). Alcuni studi suggeriscono che i carboidrati riducono la risposta del cortisolo solo nei soggetti inclini allo stress (12) o in situazioni di stress (13), ma altri suggeriscono il contrario (14).

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