I pasti irregolari sono davvero così sbagliati? Una panoramica della ricerca

Traduzione dell’articolo originale Is the regular pattern really that bad? pubblicato nell’edizione di aprile 2020 della rivista Alan Aragon Research Review (AARR) diretta dal nutrizionista e ricercatore Alan Aragon.

Un’ipotesi molto discussa soprattutto nella ricerca degli ultimi anni è che i pasti irregolari abbiano degli effetti metabolici negativi rispetto agli schemi dei pasti regolari, riducendo l’effetto termico del cibo (TEF), peggiorando la sensibilità insulinica, il profilo lipidico e il controllo dell’appetito, e aumentando vari fattori di rischio, compreso il sovrappeso e l’obesità.

Per schemi irregolari vengono intesi un numero e una frequenza dei pasti incostante e molto variabile di giorno in giorno nell’arco della settimana, una modalità associata alla tipica alimentazione sregolata.

Una serie di studi controllati randomizzati (RCT) ha effettivamente dato credito alle comuni ipotesi secondo cui sarebbe meglio mantenere una frequenza dei pasti regolare, non solo per scopi di salute ma anche estetici. Tuttavia, questi studi non vengono mai letti o recensiti in maniera critica per capire la loro affidabilità, e non sono gli unici ad aver valutato l’irregolarità della frequenza dei pasti sui parametri metabolici e di salute.

L’articolo, rivolto soprattutto agli specialisti in Nutrizione, affronta la tematica con approccio critico per poter capire se la ricerca attuale è veramente capace di confermare l’ipotesi dell’effetto deleterio dei pasti irregolari.

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