One Meal A Day (OMAD): una panoramica completa della ricerca

Traduzione dell’articolo originale One Meal A Day (OMAD): is there merit in the midst of madness? pubblicato nell’edizione di giugno 2020 della rivista Alan Aragon Research Review (AARR) diretta dal nutrizionista e ricercatore Alan Aragon.

One Meal A Day (OMAD) è il nome di un tipo di digiuno intermittente (IF) diventato uno degli ultimi schemi dietetici di moda degli ultimi anni.

L’OMAD è spesso presentato dai suoi promotori come un metodo superiore per ottenere vari benefici, che vanno dal peso corporeo, ai parametri di salute, all’appetito e molto altro.

Ma forse pochi sanno che OMAD è piuttosto studiato nella ricerca sull’uomo da decenni e, anche in questo caso, i benefici sensazionalistici descritti nei libri sulle diete di moda non sembrano corrispondere a quanto viene dimostrato dalla letteratura pubblicata fino ai giorni nostri.

L’articolo, rivolto soprattutto ai professionisti e ricercatori del settore Nutrizione, si addentra nella tematica analizzando tutta la letteratura scientifica pubblicata, analizzando le questioni più importanti da conoscere, i limiti, le ricerche meno conosciute o difficilmente consultabili, sull’ormai popolare schema dietetico.

Cos’è l’OMAD?

L’OMAD è uno schema dietetico (non propriamente una dieta) basato su un singolo pasto giornaliero. Per questo motivo, l’OMAD è una forma “estrema” di time-restricted feeding (TRF) (1), cioè quel tipo di digiuno intermittente in cui si prevede di mangiare in una finestra del tempo limitata durante il giorno.

Il normale TRF è caratterizzato da una finestra di alimentazione tra 4 e 10 ore (1,2), mentre con OMAD l’unica regola è quella di mangiare nel periodo di tempo necessario per consumare il singolo pasto previsto; in altre parole, è un TRF con un rapporto 23/1 o qualcosa di simile.

L’affinità con il TRF è anche evidente dal fatto che alcuni studi classici su questo modello prevedevano un solo pasto (3,4), ma nella ricerca l’OMAD è raramente descritto come un tipo di TRF, probabilmente per le sue caratteristiche più estreme e lontane dal più comune schema con 2-4 pasti, e quindi una finestra di alimentazione più ampia.

Le prime ricerche sul OMAD sull’uomo sono state pubblicate negli anni ’60 presentandolo con il nome di single daily meal (5,6), e solo durante gli anni 2000 ha iniziato a essere meglio conosciuto attraverso il web con l’attuale acronimo.

Il modello ha ottenuto un importante aumento di popolarità probabilmente a partire dal 2017, quando sono stati pubblicati diversi libri che, grazie anche all’acronimo accattivante, lo hanno reso una dieta di tendenza.

Proprio a causa di questa moda dilagante e i toni sensazionalistici usati da libri e articoli web discutibili, in pochi anni l’OMAD è passato dall’essere forse uno dei peggiori schemi alimentari al segreto per risolvere tutti i problemi di salute e di peso. Tuttavia, un approfondimento imparziale nella ricerca fino ad oggi pubblicata fornisce un quadro diverso di quanti sarebbero portati a concludere.

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