Effetto alone nel fitness: l’apparenza come misura di competenza

In Psicologia l’effetto alone (halo effect) è un bias cognitivo che riconosce come un tratto della persona influenzi il giudizio su altri suoi tratti. Il classico esempio che si riporta sul fenomeno è come l’aspetto attraente alteri in positivo la percezione di altri aspetti totalmente indipendenti della persona, come la competenza o l’onestà (1).

The fitness halo effect

L’ambiente fitness rappresenta un buon esempio in cui predomina l’effetto alone, per cui “quello grosso” o “quello tirato” vengono percepiti come più competenti, anche se spesso la causa del risultato estetico non è la competenza ma il mix tra genetica, determinazione nel rispettare certe regole semplici seppur rigide, e eventualmente doping.

Ed è comprensibile che queste armi vengano sfruttate dai più o meno improvvisati per mascherare in maniera quasi totale l’incompetenza. In sintesi, si potrebbe dire che l’apparenza o i risultati fisici di una persona nella realtà non sono il riflesso della sua competenza, anche se questa è l’inevitabile percezione degli inesperti.

Per quanto sia spontaneo fare questa associazione, soffermandosi ad elaborare un ragionamento logico risulta invece banale riconoscere che sia errata. Questo studio pubblicato nel 2018 conferma l’ovvio, ma il fatto che si aggiunga della documentazione scientifica sul fenomeno nel fitness ne conferisce maggiore credibilità.

Lo studio Boerner et al (2019) (2)

I ricercatori aprono il documento spiegando subito che i motivi per cui un cliente sceglie un personal trainer (PT) sono competenza, fisico, abilità sociali e credenziali/istruzione.

Ma tra queste caratteristiche il fisico è l’unica direttamente osservabile, è la prima impressione usata dalle persone come “scorciatoia” per giudicare sulla base del mero intuito i tratti e i comportamenti del PT (nel gergo, euristica).

L’aspetto scontato è che risulta anche come i PT siano ben consapevoli di quanto il fisico giochi un ruolo centrale su come le persone li percepiscono; un fisico possente, in forma e muscoloso riesce a “intimidire” i clienti convincendoli della loro competenza.

I ricercatori hanno quindi investigato su come il fisico e il somatotipo di un personal trainer influenza le percezioni delle persone su conoscenza, livello di competenza nel suo lavoro, e sul sesso del PT che le persone preferiscono.

Va fatta una precisazione sulla differenza tra conoscenza e competenza come intese nello studio: la prima si riferisce alla formazione universitaria di base e alla certificazione come PT; la seconda è più riferita alle capacità come operatore, e quindi nel saper allenare e far ottenere risultati.

Il somatotipo è quella classificazione che distingue i tipi costituzionali endomorfo, mesomorfo e ectomorfo. I ricercatori riportano della vecchia letteratura che documenta come le persone percepiscano peggio gli estremi ectomorfo (molto magro) e endomorfo (robusto o in carne) rispetto al mesomorfo (più armonico), giudicato addirittura come più coraggioso, sensibile e estroverso.

Nello studio vengono coinvolti ben 191 soggetti a cui sono presentate delle immagini di maschi e femmine etichettati come personal trainer, che però differiscono tra loro per corporatura e sviluppo muscolare. Secondo gli esiti finali l’aspetto fisico ha influenzato le percezioni soggettive sulle caratteristiche del PT:

  • I soggetti più muscolosi erano prevedibilmente percepiti come molto più competenti di quelli non muscolosi;
  • Il mesomorfo e l’ectomorfo erano percepiti come più competenti dell’endomorfo;
  • Non sono state riscontrate differenti percezioni sulla conoscenza tra le categorie;
  • Le femmine erano percepite come più competenti dei maschi;
  • I maschi preferivano lavorare con PT maschi, mentre per le femmine era indifferente;

Conclusioni

Lo studio Boerner documenta dal punto di vista scientifico ciò che i più attenti nell’ambiente sapevano bene. I soggetti più muscolosi e in forma sono percepiti più competenti e capaci come personal trainer se paragonati ad altri tipi di corporatura, soprattutto rispetto ai soggetti più robusti o in carne (endomorfi).

Proprio perché si parla di percezioni, deve essere enfatizzato che molto spesso non riflettono la realtà, ma risultano semplicemente un metro di giudizio intuitivo, e per questo fortemente soggetto a distorsioni cognitive (bias). E pur non essendo stato esplicitamente associato all’effetto alone dai ricercatori, è possibile attribuire proprio questo bias al fenomeno trattato: l’aspetto fisico altera la percezione di altri tratti della persona da questo indipendenti.

I ricercatori chiudono quindi il documento con delle indicazioni pratiche:

  • I PT più muscolosi sono più adatti per soddisfare la clientela dei bodybuilder o dei powerlifter agonisti, promuovendo il realismo piuttosto che l’idealismo sia nei metodi che nel messaggio trasmesso ai clienti. In altre parole sono più credibili a queste categorie di persone;
  • L’abuso di questa credibilità però può portare a conseguenze spiacevoli nel caso l’effettiva competenza sia carente, malgrado questo spesso non sia percepito dal cliente. Per evitarlo, il cliente dovrebbe fare degli accertamenti sulla preparazione del PT;
  • I PT che non sono dotati di un fisico muscoloso o in forma appaiono meno severi, e sarebbero più adatti per la clientela che cerca semplicemente una guida per allenarsi in maniera più blanda e a basso impatto, senza grandi pressioni, stress o rigore;
  • Esiste la probabilità che chi rientra in altri gruppi demografici, come i più anziani o diversi gruppi etnici, possa cercare un PT più simile a loro;

Vai all’articolo principale su bias cognitivi e fallacie logiche.

Riferimenti:

  1. Cialdini R. Influence: The Psychology of Persuasion. Harperbusiness. 2007.
  2. Boerner PR et al. Is what you see what you get? Perceptions of personal trainers’ competence, knowledge, and preferred sex of personal trainer relative to physique. J Strength Cond Res. 2019 Mar 18.

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