Fallacia ab auctoritate e bias dell’autorità
 

L’argomentum ab auctoritate (appello all’autorità) e il bias dell’autorità sono rispettivamente una fallacia logica e un bias cognitivo legati all’autorevolezza e alla credibilità di uno o più individui.

Pur essendo uno dei vari casi di similitudine tra una fallacia e un bias, esistono delle differenze che verranno spiegate nell’articolo.

Fallacia ab auctoritate

L’appello all’autorità (ab auctoritate) è un errore logico molto comune basato sul ritenere o presentare una nozione come vera semplicemente perché sostenuta da una o più figure esperte. Per esempio, quando l’argomentatore vuole provare la veridicità di una nozione, cita le posizioni di una o più autorità del settore che la supportano senza in realtà dimostrare in maniera diretta, portando prove e dati originali, che la nozione stessa è fondata (1).

Il fatto che una o più autorità sostengano una certa versione dei fatti non significa che questa sia vera. In termini semplici l’argomento ab auctoritate si traduce in “è vero perché lo dice questa autorità”, e non “è vero perché porto delle prove solide di veridicità”.

Ma la veridicità di un’affermazione o di un fatto non dipende dal livello di autorevolezza di chi li espone, pertanto l’autorevolezza non può essere ritenuta di per sé una prova di veridicità. Questo lo si può capire dal semplice fatto che tutti sbagliano o possono essere proni alla parzialità, compresa l’autorità.

Bias dell’autorità

Per l’appello all’autorità esiste una simile distorsione cognitiva definita bias dell’autorità (authority bias), cioè la tendenza ad attribuire una maggiore veridicità al parere di una figura autorevole (anche se non correlata al suo contenuto), e di conseguenza ad essere da questa più influenzabili.

Questa può consistere anche nel semplice eseguire le istruzioni o accettare per buone le opinioni di figure autorevoli senza metterle in discussione (2).

Il bias dell’autorità è quindi riferito a una distorsione più strettamente cognitiva e inconscia, dove l’autorità viene semplicemente percepita più credibile (3), e di conseguenza si è portati spontaneamente ad accettare le sue posizioni in maniera acritica.

Differenze tra fallacia ab auctoritate e bias dell’autorità

Come spiegato per la distinzione tra cherry picking e bias di conferma, anche in questo caso le differenze tra fallacia ab auctoritate e bias dell’autorità sono da riconoscere a livello cognitivo e inconscio, anche se a volte vengono usati come sinonimi (1).

L’appello all’autorità può risultare il semplice atto di menzionare il parere di un’autorità come “prova” per sostenere la propria argomentazione, quindi può essere usato anche in maniera deliberata e ingannevole (come pagare un testimonial).

Il bias dell’autorità invece si riferisce alle percezioni della persona a livello inconscio, che influiscono sul giudizio o sul valore che viene attribuito a un’autorità anche se non esplicitamente argomentato. Una persona giudica in buona fede più affidabile l’autorità a causa di un potente alone di credibilità che la caratterizza. L’autorità può influire sulla percezione della competenza di una figura autorevole anche nei campi in cui non è per nulla specializzata o preparata.

Esempi di fallacia ab auctoritate

Un tipico caso di argomento ab auctoritate è quando chi argomenta si appella solo al proprio titolo di studio pretendendo che questo sia sufficiente per provare la validità dell’argomentazione proposta: “fidati, sono laureato”. Un altro esempio simile nel contesto sportivo è quello della carriera agonistica: “fidati, faccio gare” oppure “lo dice lui che è campione”, quando dal punto di vista logico non c’è alcun nesso tra l’esperienza agonistica e la veridicità di un’argomentazione.

Un altro caso può essere citare come riferimento (fonte) un documento in cui non vengono riportate prove e dati originali, ma ci si appella solo alla credibilità del suo autore. Ad esempio, citare come riferimento un testo sull’alimentazione o sull’allenamento, il cui l’autore non porta prove reali per le sue affermazioni. In altre parole, non potrebbe essere giudicato attendibile ciò che non si basa sull’evidenza scientifica (evidence based) ma solo sull’autorità, o presunta tale, di chi lo sostiene.

Un eclatante caso reale di appello all’autorità è quello sul presunto legame tra le diete iperproteiche e i danni renali su soggetti sani, mai dimostrato nella storia della ricerca medica (4,5,6) ma ritenuto assodato da una buona parte dei professionisti nel campo sanitario. In questo caso l’argomentatore può fare appello all’autorità per cercare di provare indirettamente la sua posizione (“lo dice il medico”, “fidati, sono un medico”), quando realmente questo legame non è mai stato dimostrato.

Esempi di bias dell’autorità

Un esempio tipico sempre citato quando si parla di bias dell’autorità (2,7) è rappresentato dall’esperimento di Milgram (8). In questo storico esperimento sociale del 1961, lo scienziato Stanley Milgram volle stabilire quanto la percezione di autorità influenzasse i soggetti studiati, anche quando si trattava di eseguire ordini che si ponevano fortemente in conflitto con i valori etici e morali (8). Senza entrare nei dettagli consultabili altrove, si vide che i soggetti erano influenzati dall’autorità a tal punto che buona parte di essi obbediva agli ordini anche se ledevano seriamente all’incolumità di altre persone (in realtà complici).

Anche se spesso associato al mero “obbedire all’autorità” a causa dell’accostamento all’esperimento Milgram, il bias dell’autorità può indicare più banalmente il fatto che le persone attribuiscono automaticamente una maggiore affidabilità e credibilità agli individui che riconoscono come “di prestigio” o autorevoli (3,7). Quindi, il solo presentarsi come laureato, o con la sigla “Dott.” prima del nome, di fatto permette di sfruttare efficacemente questo bias (7). Se in molte situazioni questo serve ad essere meglio riconosciuti e ascoltati per la propria competenza, può essere anche facilmente abusato per essere percepiti più credibili o competenti di quello che si è, perlomeno per alcuni argomenti specifici su cui non si è molto preparati, o peggio per ambiti di tutt’altra competenza.

Un altro esempio è nei casi in cui si da estrema fiducia a un noto personaggio di riferimento di un settore, percependo le sue posizioni come verità indiscussa o più credibili rispetto ad altri esperti di settore (9). Ma il fatto che un’autorità del settore abbia una grande credibilità, non significa che abbia ragione a prescindere e che quindi non possa essere messa in discussione, a maggior ragione se non porta prove solide delle sue affermazioni.

L’appello all’autorità è legittimo, ma non basta

A volte appellarsi al parere di un’autorità senza prove dirette può rivelarsi comunque una valida dell’argomentazione. Ad esempio, se buona parte della comunità scientifica sta allertando la popolazione sui pericoli del riscaldamento globale, anche se non lo si prova direttamente, si prova che il riscaldamento globale è perlomeno una teoria plausibile e ampiamente accreditata. Anche se in realtà si dovrebbero citare prove concrete piuttosto che il numero di pareri autorevoli, in questo caso l’argomentazione non sarebbe fallace (1).

Tuttavia, molte volte la tattica del citare un’autorità come “prova” della propria argomentazione risulta fallace, magari perché la stessa autorità citata non porta prove reali, oppure perché il consenso scientifico sostiene un’altra posizione, o perché i dati e le prove sull’argomento addirittura contraddicono o mettono fortemente in discussione l’argomentazione stessa.

Non è fallace mettere in dubbio la credibilità di qualcuno se non ha una formazione o un’esperienza nel campo su cui si sta discutendo, ma ciò non significa che si possa usare tale pretesto per rifiutare un’argomentazione a prescindere: una cosa è dubitare della credibilità di qualcuno per la mancanza di un titolo o di esperienza, un’altra è appellarsi a questo credendo sia sufficiente per confutare o smentire un’argomentazione.

Riferimenti:

  1. Miller SJ, Miller CK. Why Brilliant People Believe Nonsense: A Practical Text For Critical and Creative Thinking. Wisdom Creek Academic. 2015.
  2. Howard J. Bandwagon effect and authority bias. In: Howard J. Cognitive Errors and Diagnostic Mistakes: A Case-Based Guide to Critical Thinking in Medicine. Springer. 2019, pp. 21-56.
  3. Kreimer R et al. The impact of authority figures in our beliefs: Experimental studies on the “Author’s bias”. J Hum Ther. 2016 Vol.7 No.2.
  4. Devries MC et al. Changes in kidney function do not differ between healthy adults consuming higher- compared with lower- or normal-protein diets: a systematic review and meta-analysis. J Nutr. 2018 Nov 1;148(11):1760-1775.
  5. Schwingshackl L, Hoffmann G. Comparison of high vs. normal/low protein diets on renal function in subjects without chronic kidney disease: a systematic review and meta-analysis. PLoS One. 2014 May 22;9(5):e97656.
  6. Martin WF et al. Dietary protein intake and renal function. Nutr Metab (Lond). 2005; 2: 25.
  7. Cialdini R. Influence: The Psychology of Persuasion. Editore: Harperbusiness. 2007.
  8. Milgram S. Behavioral study of obedience. J Abnorm Soc Psych. 1963 67: 371–378.
  9. Aragon AA. Issues with assumptions made by angels in the ivory tower. AARR. 2012 Jun.

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