Fallacia ad aurum e bias commerciale: quando il conflitto di interessi porta ad errori

 

L’argumentum ad aurum e il bias commerciale sono rispettivamente una fallacia logica e un bias cognitivo legati al conflitto di interessi.

Al contrario di altri casi in cui bias e fallacie possono avere un significato analogo o molto simile, in questo caso definiscono qualcosa di piuttosto diverso e per certi versi opposto che è utile comprendere.

Argumentum ad aurum

L’argumentum ad aurum (argomento all’oro) potrebbe essere tradotto concettualmente come “appello al conflitto di interessi”.

Spesso per screditare un’argomentazione supportata da una persona o da uno studio, ci si appella al suo conflitto di interessi senza però confutare direttamente la validità dell’argomentazione o dello studio in sé (1). Questa fallacia è spesso sfruttata dagli attivisti, dai complottisti, o da chi non avendo una competenza specifica sulla questione affrontata usa tale espediente per sostenere la propria posizione.

L’errore è del tutto simile alla fallacia ad hominem, la quale però è sempre riferita alla persona. La fallacia ad aurum è invece molto usata nei dibattiti sulle ricerche quando si cercano di “confutare” sbrigativamente le conclusioni di uno o più studi che non piacciono, usando la giustificazione dei finanziamenti. D’altra parte, può essere considerato un ad hominem specifico quando si attacca l’integrità degli scienziati (2).

L’errore sta nel fatto che l’argomentazione non viene affrontata frontalmente, analizzandola e conftandola, ma si critica solo la presenza di finanziamenti. Ad esempio, “lo studio X non è valido perché è stato finanziato”: non si dimostrano i veri motivi tecnici per cui lo studio non sarebbe valido. Dal punto di vista logico, che una persona o uno studio siano stati finanziati non confuta automaticamente la validità delle argomentazioni sostenute: le argomentazioni o le prove possono essere valide pur in presenza di interessi (2).

Giudicate la scienza, non la fonte di finanziamento. (Binks M, International Journal of Obesity. 2014) (2)

Bias commerciale

Il bias commerciale è un vero e proprio bias cognitivo causato dal conflitto di interessi, che influenza il punto di vista, le decisioni prese o il modo in cui le informazioni sono presentate (3-5).

Essendo il bias di per sé una distorsione cognitiva, il bias commerciale dovrebbe riferirsi a una deviazione inconsapevole, ma in questo caso può essere inteso anche come un comportamento deliberato, e quindi in malafede (5).

L’esempio più banale di bias commerciale potrebbe essere rappresentato dal detto “chiedere all’oste se il vino è buono”: l’oste confermerà indipendentemente dalla qualità del vino a causa del conflitto di interessi, che ne sia o meno consapevole.

Si potrebbe affermare che questo bias influenza praticamente chiunque abbia un’attività commerciale e sia portato a promuovere la vendita di beni o servizi. Nella ricerca, il bias commerciale è un problema reale e ben riconosciuto (3-6), quindi sarebbe ingenuo credere che i finanziamenti non possano influenzare gli scienziati, le istituzioni o le conclusioni delle ricerche.

La selezione degli abstract presentati ai congressi medici può subire l’influenza dell’industria farmaceutica (4), i medici possono non riconoscere i bias nelle informazioni presentate loro dai rappresentati farmaceutici (5), gli editori delle riviste mediche possono essere influenzati dal bias commerciale per selezionare ciò che viene pubblicato (3), e le grandi multinazionali alimentari possono influenzare le direzioni della ricerca sulla nutrizione (6,7). Questi sono solo alcuni esempi di come il bias commerciale intacchi il mondo scientifico, sebbene esistano dei meccanismi di controllo che limitano la sua influenza (2).

È difficile far capire qualcosa a una persona quando il suo stipendio dipende dal fatto di non capirla. (Upton Sinclair)

Fallacia ad aurum vs bias commerciale

Prendere consapevolezza della fallacia ad aurum e del bias commerciale potrebbe confondere, perché sono due fenomeni in apparente contrasto.

La prima spiega che la presenza di un conflitto di interessi non invalida automaticamente un’argomentazione, uno studio, o l’integrità di una persona, il secondo spiega che se si è finanziati è molto probabile una propensione nel favorire la fonte del finanziamento, e sicuramente a non contrastarla, anche a causa di una sottile influenza di tipo cognitivo.

A questo punto, diverse parti potrebbero appellarsi al ad aurum o al bias commerciale a seconda della comodità: se si vuole controbattere chi fa presente il conflitto di interessi lo si accuserebbe di ad aurum; se si vuole controbattere chi sostiene una posizione favorevole alla fonte del finanziamento, lo si accuserebbe di bias commerciale.

Ma analizzando il loro significato, si comprende che l’uno non esclude l’altro: che il conflitto di interessi possa influenzare le percezioni, i comportamenti e le decisioni, non significa che si possa confutare a prescindere una conclusione sostenuta da chi è stato finanziato, solo per questo motivo; allo stesso modo, far presente un ad aurum verso chi esprime un giudizio sbrigativo solo per la presenza di finanziamenti, non esclude l’effettiva influenza del bias commerciale.

Da una parte, il conflitto di interessi deve essere tenuto in considerazione e rimanere un campanello d’allarme; dall’altra può portare a un bias opposto al bias commerciale, cioè distorcendo in negativo la percezione sulla qualità metodologica della ricerca in maniera ingiustificata (2).

Il dubbio sul bias commerciale non è un ad aurum

Un fraintendimento (o un’altra fallacia, precisamente uno strawman) potrebbe essere scambiare il semplice dubbio di bias commerciale come un ad aurum: per screditare chi fa presente il conflitto di interessi, lo si potrebbe accusare di ad aurum anche se non l’ha realmente commesso.

Su queste basi, si potrebbe criticare il semplice fatto di volersi informare sui movimenti finanziari dietro a un’istituzione, un partito politico, una grande azienda o un gruppo di ricerca (che gli anglofoni racchiudono nel popolare aforisma “follow the money”).

Rimanere scettici sull’integrità o sulla validità di un’argomentazione da parte di chi è in conflitto di interessi non significa commettere un ad aurum, poichè quest’ultimo è letteralmente l’intento di confutare un’argomentazione senza analizzarne o spiegarne i veri motivi.

È invece più che legittimo mettere in dubbio la credibilità di un’argomentazione, di una ricerca o di un’istituzione a causa del conflitto di interessi; semplicemente, l’esistenza del conflitto di interessi in sé e per sé non può essere usata come dimostrazione confutatoria, e andrebbe piuttosto ritenuta come un fatto da tenere in considerazione.

“Tutti hanno un conflitto di interessi; finanziario o privato, o entrambi. Il problema principale con il conflitto di interessi è la non dichiarazione. Come per tutti i conflitti di interessi, non è possibile giudicare in modo affidabile i nostri bias [pregiudizi]. Al contrario, dichiararli consente agli altri di esprimere giudizi informati sulla rilevanza o meno del conflitto di interessi.” – Editori della rivista medica PLoS Medicine, 2008 (8)

Vai all’articolo principale su bias cognitivi e fallacie logiche.

Riferimenti:

1. Berezow A. Argumentum Ad Aurum: ‘Follow The Money’ Fallacy. www.acsh.org. 2016, Sep.
2. Binks M. Judge the science, not the funding source. Int J Obes (Lond). 2014 May;38(5):625.
3. Lexchin J, Light DW. Commercial influence and the content of medical journals. BMJ. 2006 Jun 17;332(7555):1444-7.
4. Landefeld CS. Commercial support and bias in pharmaceutical research. Am J Med. 2004 Dec 1;117(11):876-8.
5. Cornish JK, Leist JC. What constitutes commercial bias compared with the personal opinion of experts? J Contin Educ Health Prof. Spring 2006;26(2):161-7.
6. Fabbri A et al. Food industry sponsorship of academic research: investigating commercial bias in the research agenda. Public Health Nutr. 2018 Dec;21(18):3422-3430.
7. Kearns CE et al. Sugar industry and coronary heart disease research: a historical analysis of internal industry documents. JAMA Intern Med. 2016 Nov 1;176(11):1680-1685.
8. PLoS Medicine Editors. Making sense of non-financial competing interests. PLoS Med. 2008 Sep 30;5(9):e199.

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