Fallacia ad hominem: l’attacco alla persona e non ai contenuti
 

L’argumentum ad hominem (argomento contro l’uomo) una fallacia logica che consiste nello screditare un’affermazione o un’argomentazione attaccando o criticando la fonte o la persona che la sostiene, invece di confutare gli argomenti che questa ha esposto.

Più semplicemente, si nega l’argomento dell’avversario attaccando le sue caratteristiche personali, quando l’attacco è totalmente irrilevante nell’argomentazione (1,2).

Come per altre fallacie, l’ad hominem è una manovra diversiva che distoglie l’attenzione dall’argomentazione centrale per puntarla su temi collaterali o estranei alla discussione. Si tratta di uno degli errori fallaci più diffusi, quando in caso di difficoltà o di alto coinvolgimento emotivo si passa all’attacco della persona per minarne la credibilità (2).

Ad hominem non è semplice attacco personale

La fallacia ad hominem potrebbe essere scambiata come un semplice attacco personale, quando esiste un’importante distinzione tra i due.

L’ad hominem consiste nel rifiutare un’argomentazione rispondendo con una critica alla persona, facendo rientrare questa critica nel contesto dell’argomento; l’attacco personale è invece un termine neutro, che non è utilizzato per tentare di controbattere o confutare un’argomentazione in corso (2).

Quindi il “sei un idiota” dell’immagine a sinistra, soprattutto se non contestualizzato all’interno di un’argomentazione, non è un ad hominem, ma un semplice attacco alla persona.

Esempi nel contesto della palestra

Un classico caso di fallacia ad hominem nel bodybuilding consiste nello screditare la tesi dell’argomentatore perché è meno forte o meno muscoloso di chi esprime l’idea contraria, o perché assume doping, oppure ancora perché non ha mai vinto o partecipato ad una competizione di bodybuilding.

Alcuni esempi potrebbero essere “cosa ne sai tu che non hai mai fatto gare?”, oppure “con quelle braccia vieni a insegnare a me come ci si allena?”, “me lo dice uno che non fa neanche 100 kg di panca” e infine il tipico “sei dopato”, usato come base per screditare qualsiasi cosa venga detta da chi assume farmaci.

Un altro classico esempio è quello di negare un’argomentazione scientifica perché chi la esprime non ha un titolo, o ha un titolo meno prestigioso a penalizzarne la credibilità. Un classico esempio è “cosa ne puoi sapere tu con un corso per personal trainer da 4 week end?”. 

Infine, la popolare citazione “predica bene e razzola male” è una classica rappresentazione di ad hominem. In questo caso si scredita ciò che viene detto da qualcuno valutando solo il suo comportamento o il suo aspetto, invece della validità dell’argomentazione che propone. Il fatto che qualcuno “razzoli male” non è una prova o un’argomentazione logica valida per provare che “la predica” non sia corretta o fondata.

Secondo un’analisi razionale, le caratteristiche personali dell’argomentatore, che siano esse legate all’aspetto, ai gesti o ai titoli, in realtà non hanno niente a che vedere col fatto che l’argomento abbia o meno un fondamento.

La veridicità di un’argomentazione non dipende dalle caratteristiche o dalle esperienze della persona che la espone. Se così fosse, la stessa nozione sarebbe vera se promossa da un campione di bodybuilding o da un’autorità del settore, ma paradossalmente sarebbe falsa o “meno vera” se espressa da una persona meno esperta o non accreditata.

L’appello alla credibilità e all’autorità è legittimo, ma non basta

In generale, le caratteristiche della persona sono irrilevanti per determinare la veridicità dell’argomento esposto da qualcuno, ma sono rilevanti per capire il suo livello di credibilità e di competenza. Questo è di fatto un modo per valutare le probabilità che chi si esprime stia dicendo il vero.

Non è fallace mettere in discussione la credibilità di qualcuno se è stato riconosciuto frequentemente per mentire o avere dei motivi per farlo (ad esempio un banale conflitto di interessi). Allo stesso modo, è possibile mettere in dubbio la credibilità di qualcuno se non ha una formazione o un’esperienza nel campo su cui si sta discutendo (2).

Questo tuttavia non significa che si possa usare tale pretesto per rifiutare un’argomentazione a prescindere. Una cosa è dubitare della credibilità di qualcuno per alcune caratteristiche, posizioni, gesti passati o mancata esperienza, un’altra è appellarsi a questo credendo sia sufficiente per confutare e rifiutare un’argomentazione.

Vai all’articolo principale su bias cognitivi e fallacie logiche.

Riferimenti:

  1. Lavery J, Hughes W, Doran K. Critical Thinking: An Introduction to the Basic Skills (6th Ed). Broadview Press; 2009.
  2. Yap A. Ad hominem fallacies, bias, and testimony. Argumentation. 2013 27, 97-109.

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