Cutler push down: un’esecuzione “bro” del push down con un senso?

Il push down è certamente uno degli esercizi più popolari mirati a stimolare i tricipiti, ma tra i “bro” è molto utilizzata una variante che, dal punto di vista didattico, potrebbe essere giudicata errata. Dato che è molto diffuso anche tra i bodybuilder agonisti, ma non ha un nome comune, ho deciso in questa sede di chiamarlo Cutler push down visto che sembra essere stato popolarizzato dall’ex Mr. Olympia Jay Cutler.

Questo articolo rappresenta un’estensione della precedente panoramica completa sui push down e sulle varianti inedite, e continua il filone degli esercizi “folkloristici” del bodybuilding spesso riconosciuti come sbagliati dai puristi della didattica.

 

Nel video esemplare di Cutler si può notare chiaramente la caratteristica di questa variante “bro” del push down: invece di muoversi sul piano sagittale prevedendo la sola estensione del gomito, in questo caso il movimento è praticamente sul piano frontale ed è chiaramente multiarticolare. Non è più una traiettoria circolare ma bensì un vero e proprio movimento di spinta dall’alto verso il basso.

Sotto questo aspetto l’esercizio presenta delle forti analogie con la Tate press, un movimento di spinta orizzontale nato nel powerlifting come esercizio accessorio per migliorare la performance su panca piana (trattato estensivamente qui). L’esercizio ha anche delle similitudini con i classici diamond push-up, che ripropongono a grandi linee questa meccanica in un contesto calisthenics.

Come per molti altri casi di storpiature di esercizi codificati, il Cutler push down potrebbe essere praticato con lo scopo (spesso inconscio) di poter sollevare carichi più elevati utilizzando il cheating. In questo caso portare i gomiti verso l’esterno infatti risulta un movimento compensatorio che rende l’esercizio multiarticolare, e come tale, permette di gestire carichi più importanti.

Critiche

Probabilmente l’origine del Cutler push down non nasce su basi tecniche e “nobili”, ma ciò non è sufficiente per poterlo screditare. Questo infatti potrebbe essere criticabile dai puristi della didattica, anche se andrebbe analizzato il motivo tecnico sul perché un movimento del genere debba ritenersi errato.

Uno dei motivi potrebbe essere semplicemente di principio: dato che il push down canonico prevede una certa meccanica, il solo fatto di snaturarla incorporando una sorta di cheating lo renderebbe sbagliato a prescindere, cioè indipendentemente dal fatto che abbia delle caratteristiche valide per la stimolazione muscolare, o che sia sicuro dal punto di vista articolare. Questo a maggior ragione perché il cheating viene percepito come barare, e quindi viene tacciato, discutibilmente, come un errore esecutivo a prescindere.

Un altro motivo starebbe nella sua multiarticolarità: dato che nella variante “Cutler” vengono coinvolti dinamicamente anche altri muscoli ulteriori che nel normale push down fungono solo da stabilizzatori (gran pettorale su tutti), secondo un certo ragionamento questo lo renderebbe svantaggioso, perché si perde la peculiarità dell’isolamento muscolare.

Un terzo motivo da segnalare è sicuramente rappresentato dal fatto che, come per molti altri casi, si tratta di un arrangiamento praticato su un macchinario per cui l’esercizio non è stato pensato. Per essere eseguito in maniera efficiente dal punto di vista biomeccanico, le spalle e le mani devono trovarsi allineate in verticale esattamente sotto l’origine del cavo, in maniera che la forza si opponga alla resistenza in direzione esattamente contraria. Per fare ciò è necessario flettere il tronco in modo che il cavo scorra a lato della testa, una posizione scomoda e asimmetrica. Questa potrebbe essere usato come base da parte dei detrattori per giudicarlo un esercizio pessimo, o addirittura inutile.

Critiche delle critiche

Tate press

Per ognuno dei punti sopra esposti può essere espresso un contraddittorio che ne ridimensiona il valore. Gli esercizi “bro” sono in genere il risultato dell’ego dei bodybuilder che, per sollevare più peso, eseguono gli esercizi in maniera “sporca” applicando il cheating e sacrificando la sicurezza articolare. Ciò nonostante, non è possibile screditare a prescindere qualsiasi movimento che nasce su questi presupposti, ma al contrario si necessita di un’analisi tecnica caso per caso per valutarne l’idoneità e i suoi eventuali pregi, indipendentemente dalle sue origini.

Il Cutler push down risulta praticamente una Tate press o un diamond push-up al cavo alto, ovvero un movimento di spinta a impugnatura stretta e gomiti larghi mirato a sollecitare molto più i tricipiti che il gran pettorale. Di fatto quindi l’esercizio impone un alto coinvolgimento dei tricipiti e un ruolo solo sinergico del gran pettorale. Il solo fatto di essere un movimento multiarticolare non è sufficiente per declassarlo come inadatto o peggio inutile per la stimolazione muscolare. Del resto, la multiarticolarità è la caratteristica dominante degli esercizi fondamentali, non si capisce quindi perché essa debba essere giudicata un difetto solo in questo caso.

Caratteristiche

Una volta appurata l’idoneità dell’esercizio per certe popolazioni se ne possono individuare le caratteristiche e le peculiarità. Il Cutler push down certamente permette di sollevare maggiori carichi esterni grazie alla multiarticolarità, anche se questo non è per forza un pregio di per sé. Infatti anche se i carichi sono maggiori la tensione viene distribuita su altre catene muscolari attive in maniera dinamica, ovvero alcuni muscoli motori della spalla, soprattutto il gran pettorale. Questo significa che la tensione è meno localizzata sui tricipiti, compensando la maggiore capacità di carico.

Dal punto di vista della stimolazione locale probabilmente il Cutler push down è un movimento più rivolto ai fasci monoarticolari del tricipite, cioè i capi mediale e laterale. Questo per il fatto che durante la spinta il capo lungo non subisce una contrazione completa ma si allunga all’origine sulla scapola, ed è probabile che questo penalizzi la stimolazione locale. Con un po’ di fantasia il Cutler push down potrebbe essere utilizzato anche per migliorare alcuni aspetti della performance, fondamentalmente la forza angolo-specifica, cioè nei primi gradi dell’estensione del gomito.

In definitiva l’esercizio si rivela più scadente del push down tradizionale per coinvolgere il capo lungo del tricipite. In primo luogo perché in quest’ultimo la sua origine rimane fissa e non si allontana durante la fase concentrica; in secondo luogo perché il push down può essere eseguito in alcune modalità capaci di enfatizzare ulteriormente il suo ruolo di fascio agonista, spiegate nella panoramica completa.

Conclusioni

Il Cutler push down è una delle ennesime rappresentazioni della scuola “bro” del bodybuilding, cioè una storpiatura di un esercizio tradizionale eseguita in maniera “sporca” e apparentemente senza senso. Talvolta esercizi di questa natura sono effettivamente poco sensati in quanto penalizzano la stimolazione muscolare locale o la sicurezza articolare: tuttavia non sembra essere questo il caso.

Andrebbe precisato che il Cutler push down non è ideale per i neofiti e gli intermedi. Si tratta di un esercizio secondario che sicuramente può aggiungere ulteriore varietà e “divertimento” nelle programmazioni di un bodybuilder avanzato, ma risulta del tutto superfluo per i soggetti alle prime armi, e per certi versi diseducativo nell’apprendimento del normale push down.

Inoltre, anche per un atleta avanzato può essere sicuramente trascurabile e sostituito da esercizi più tradizionali, dato che non presenta nessuna particolare peculiarità che lo rende unico o più interessante per gli scopi dell’ipertrofia. Ad esempio, una Tate press con bilanciere sagomato può essere una valida alternativa per riprodurre lo stesso movimento in condizioni più ottimali.

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