Whey native: novità nella supplementazione proteica
 

Le proteine del siero del latte (whey protein) ad oggi rimangono probabilmente il tipo di proteina alimentare più qualitativa sotto il profilo delle proprietà anaboliche.

Come è noto, le whey hanno il più alto contenuto di BCAA tra le proteine alimentari, oltre che tra il più alto contenuto di leucina, l’amminoacido chiave per innescare il processo della sintesi proteica muscolare (MPS).

Le whey protein si suddividono classicamente in tre categorie:

– Concentrate (WPC);
– Isolate (WPI);
– Idrolizzate (WPH);

In tempi recenti è stata presentata sul mercato un’ulteriore tipologia di proteine del siero, le whey native (NWP), il che potrebbe suscitare l’interesse di molti sportivi e affezionati dell’integrazione proteica.

Whey native vs whey intatte

Prima di passare alla descrizione di questa novità nel campo della supplementazione proteica è necessario chiarire che il termine “nativo” associato alle proteine in polvere in genere viene utilizzato per riconoscere le proteine che non sono idrolizzate, o che in qualche modo non vengono sottoposte a processi di digestione artificiale che li riduce a peptidi di più piccole dimensioni (1,2).

Ad esempio, da tempo il termine “nativo” viene usato alternativamente per indicare le caseine micellari, cioè la forma più basilare di caseine, quella a lenta assimilazione. Alcuni esperti sostengono che il termine corretto per identificare queste caratteristiche sarebbe piuttosto proteine “intatte” (2), o perlomeno sarebbe meglio farlo quando si parla di whey, in maniera da fare distinzione tra la forma concentrata e quella che oggi si riconosce come nativa.

Whey concentrate vs native

Il termine nativo potrebbe sembrare un modo alternativo per indicare le whey meno processate, che fino ad oggi erano le concentrate in paragone alle isolate e alle idrolizzate.

In realtà, le native sono prodotte attraverso la filtrazione del latte crudo, mentre le concentrate sono ricavate come sottoprodotto della produzione delle proteine ​​del formaggio (3).

La forma nativa è costituita da proteine ​​non denaturate e ha un maggiore contenuto di leucina (3), venendo quindi ritenuta di maggiore qualità. Le comuni whey native sono rappresentate soprattutto da un prodotto brevettato con il nome di Pronativ® (da non confondere con l’omonimo farmaco per il trattamento delle emorragie), creato dalla multinazionale francese di prodotti caseari Lactalis (3,4); questa forma di whey potrebbe costare almeno attorno al 30-40% in più di una normale concentrata.

Contenendo più leucina, l’amminoacido chiave per stimolare la sintesi proteica muscolare (MPS), si presume che le whey native riescano perlomeno a stimolare meglio questo processo. Su un misurino contenente 20 g netti il contenuto di leucina è maggiore di 0.5 g rispetto alle WPC (2.7 vs 2.2 g su 20 g), ma l’aumento della MPS si è visto essere analogo tra le due forme (3).

Questo probabilmente avviene perché la soglia della leucina viene già superata con le quantità contenute nelle normali WPC; queste ultime contengono già sufficiente leucina per massimizzare la MPS con un normale misurino da 25 g.

Studi a lungo termine

Gli studi a lungo termine (gli unici che possono osservare dei risultati misurabili) sono attualmente molto pochi e conflittuali. Il primo suggeriva una superiorità delle Pronativ® per quanto riguarda il recupero e gli adattamenti rispetto alle WPC, ma è stato pubblicato su una rivista poco prestigiosa, e il design presentava diverse limitazioni, probabilmente giustificate dal finanziamento da parte della stessa azienda produttrice, la Lactalis (4).

Il secondo studio, finanziato da un’altra azienda di prodotti caseari estranea al conflitto di interessi (la norvegese Tine), prevedibilmente non ha osservato differenze nell’aumento di massa magra e forza su soggetti novizi tra le whey native (Pronativ®) e normale latte scremato (prodotto dalla stessa Tine) (5).

Native = non-denaturate?

Le whey native potrebbero essere presentate da chi le vende come proteine non-denaturate, cioè intatte, quando la denaturazione normalmente riguarda solo alcune delle tipologie di whey già esistenti. Ad esempio, le normali concentrate in genere sono intatte, così come le isolate ottenute tramite processi di filtrazione quali il flusso incrociato e ultra-microfiltrazione (6). La denaturazione vera e propria riguarda soprattutto le whey isolate ottenute tramite scambio ionico (6) e le whey idrolizzate. In conclusione le whey native non sono l’unica forma intatta di proteine del siero del latte.

Conclusioni

Le whey native, rappresentate soprattutto dalle Pronativ®, sono una delle ultime novità nel campo della supplementazione sportiva, promosse come l’evoluzione delle proteine del siero del latte in forma avanzata per stimolare l’anabolismo, la crescita muscolare e la performance, senza tuttavia alcuna solida base scientifica (eccetto qualche studio finanziato dalle aziende produttrici).

Casi simili nella ricerca sulla supplementazione proteica erano già stati osservati in passato. Emblematico è l’esempio delle caseine idrolizzate del marchio PeptoPro®, che dopo alcuni anni di popolarità sono finite nel dimenticatoio per l’assenza di convincenti prove scientifiche di superiorità, il che non giustificava il prezzo molto più elevato rispetto agli integratori proteici più tradizionali.

Quello delle whey native rappresenta un ulteriore tentativo di lanciare sul mercato un nuovo prodotto tecnico e brevettato, ma che non sembra rivelarsi nulla di più efficace da giustificare determinati prezzi, come visto in innumerevoli casi del passato. Ad esempio, è possibile notare vari prodotti proteici composti solo in parte da whey native, in maniera che questo giustifichi prezzi molto più elevati del loro valore effettivo (come per le PeptoPro®).

È curioso notare che quando gli studi non sono stati finanziati dall’azienda produttrice, le NWP non hanno dimostrato alcuna superiorità, né per migliorare le risposte anaboliche acute, né gli adattamenti a lungo termine.

Dato che in questi studi le basilari whey concentrate si sono rivelate paragonabili, ci si pone la domanda se sia corretta l’associazione “maggiore costo e più leucina = maggiore efficacia”. Tra tutte le forme di proteine del siero del latte, probabilmente le concentrate (WPC) continuano a rimanere la forma dal migliore rapporto costo/benefici.

Riferimenti:

  1. Yada RY. Proteins in Food Processing. Woodhead Publishing. 2017.
  2. Lockwood C. Ask the Supplement Expert: Is Native Whey Legit? bodybuilding.com. April 23, 2018.
  3. Hamarsland H et al. Native whey protein with high levels of leucine results in similar post-exercise muscular anabolic responses as regular whey protein: a randomized controlled trial. J Int Soc Sports Nutr. 2017 Nov 21;14:43.
  4. Garcia-Vicencio S et al. A moderate supplementation of native whey protein promotes better muscle training and recovery adaptations than standard whey protein – a 12-week electrical stimulation and plyometrics training study. Front Physiol. 2018; 9: 1312.
  5. Hamarsland H et al. No difference between spray dried milk and native whey supplementation with strength training. Med Sci Sports Exerc. 2019 Jan;51(1):75-83.
  6. Jäger R et al. International Society of Sports Nutrition Position Stand: protein and exercise. J Int Soc Sports Nutr. 2017; 14:20.

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